Riforma gioco online Italia - Cosa cambia con le nuove licenze ADM
A metà novembre 2025 un giocatore italiano che aveva sempre scommesso su Betway o Unibet si è trovato davanti a una pagina vuota. Non per un problema tecnico, ma perché quei marchi avevano scelto di non esistere più nel mercato italiano. In meno di trenta giorni, il numero di brand attivi nel gioco online in Italia è crollato da circa 180 a 99. Quasi la metà dell'offerta che i giocatori conoscevano è sparita. È la conseguenza diretta del consolidamento mercato iGaming italiano 2025, avviato formalmente con il Decreto Legislativo n. 41/2024, la cosiddetta Riforma Leo, che ha ridisegnato dalle fondamenta le regole del settore.
Il motivo sta tutto in una data: il 13 novembre 2025, quando è entrato in vigore il nuovo regime concessorio dell'ADM – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La Riforma Leo D.Lgs. 41/2024 gioco a distanza ha fissato un tetto rigido di 52 licenze GAD disponibili, ciascuna al prezzo di 7 milioni di euro, con durata novennale. Per capire l'impatto basta un confronto: nel regime precedente le stesse concessioni costavano circa 200 mila euro. Un aumento di 35 volte. Non una revisione tariffaria, una selezione brutale. La concessione novennale al costo di 7 milioni di euro ha semplicemente espulso chiunque non avesse i capitali per reggere quel biglietto d'ingresso.
Chi non ha fatto domanda e perché
Betway e Unibet sono i nomi più riconoscibili tra chi ha deciso di non presentare domanda. Non si tratta di operatori marginali: parliamo di due brand internazionali con milioni di utenti in Europa. La loro uscita non è stata silenziosa, anche se molti giocatori se ne sono accorti solo quando hanno provato ad accedere al loro conto e non ci sono riusciti.
La logica dietro alla loro scelta è economica. Sette milioni di euro per una sola licenza, più i requisiti patrimoniali, le garanzie tecniche, gli obblighi di antiriciclaggio AML e KYC, e i costi di adeguamento alla normativa italiana, rendono l'ingresso nel mercato sostenibile solo per chi ha già una base di utenti abbastanza grande da ammortizzare quell'investimento in tempi ragionevoli. Per molti operatori di medie dimensioni, i conti non tornano. A questo si aggiunge l'abolizione delle skin white-label nel casinò online: migliaia di marchi che operavano come interfacce di un unico concessionario sono stati spazzati via in un colpo solo, il che spiega perché il calo reale di brand sia stato ancora più ampio di quanto i numeri ufficiali lascino intendere.
Il risultato è una concentrazione che ha pochi precedenti in Europa occidentale. Lottomatica, Flutter Entertainment con Sisal, Entain, Betsson con StarCasino e bet365 controllano insieme il 75,7% dell'indice Blask del mercato italiano. L'Italia è oggi il più grande mercato di gioco online nell'Europa continentale, eppure è anche uno dei più concentrati. Cinque gruppi su cinquantadue licenze totali dominano tre quarti dell'intera torta. Snaitech, partecipata da Playtech, figura anch'essa tra i concessionari attivi di peso. La migrazione dei conti di gioco dalle skin al concessionario di riferimento ha creato non pochi disagi pratici per gli utenti, costretti in alcuni casi a riaprire il conto da zero.
Come verificare se un operatore è ancora in regola
Per chi gioca online, il problema pratico è capire quali operatori abbiano ottenuto una delle 52 concessioni e quali invece stiano ancora operando in una zona grigia, magari con licenze di altri paesi europei ma senza autorizzazione italiana. La differenza non è burocratica: un operatore senza concessione ADM non è soggetto ai meccanismi di tutela previsti dalla normativa italiana, dall'autoesclusione tramite il Registro Unico delle Autoesclusioni RUA gestito da Sogei, ai limiti di deposito, spesa e tempo di gioco, fino al Fondo Dipendenze che vale circa 94 milioni di euro. Vale la pena ricordare che dal 2025 l'apertura di un conto su un casinò online sicuro e verificato richiede l'identificazione tramite SPID o CIE, il che rende più difficile aprire più conti per aggirare i limiti di autoesclusione.
Il metodo più diretto è consultare la lista degli operatori concessionari ADM autorizzati sul sito ufficiale ADM.gov.it, che riporta i titolari delle concessioni attive. È uno strumento ufficiale ma non sempre aggiornato in tempo reale, e l'interfaccia non è particolarmente intuitiva. Per chi vuole un'alternativa più immediata, esistono piattaforme di recensione che filtrano i propri contenuti in base alle licenze correnti. Gamblerina, per esempio, elenca operatori verificando che abbiano una concessione ADM valida, il che la rende utile proprio in una fase di transizione come questa, quando i marchi cambiano e non è sempre ovvio capire cosa sia rimasto e cosa sia scomparso.
Un segnale di allerta semplice: se un sito accetta giocatori italiani ma non espone il numero di concessione ADM e il dominio unico per operatore in fondo alla pagina, è un motivo sufficiente per non procedere con la registrazione.
Un mercato più sicuro o solo più piccolo?
La domanda che mi pongo, e che mi pare legittima, è se questa concentrazione sia davvero nell'interesse dei giocatori. L'ADM ha costruito un sistema che seleziona gli operatori sulla base della capacità finanziaria, non necessariamente della qualità del servizio o delle tutele offerte all'utente finale. Cinquantadue licenze invece di centottanta significa meno scelta, meno competizione sulle quote e sui bonus, e probabilmente meno pressione a innovare. Sul fronte della GGR e della tassazione del gioco online, il nuovo regime punta anche a rafforzare i controlli antiriciclaggio attraverso il Sistema Integrato dei Controlli con monitoraggio in tempo reale, riducendo i margini per chi operava in aree poco trasparenti.
D'altro canto, un mercato con meno operatori ma più solidi riduce il rischio che una piattaforma chiuda da un giorno all'altro lasciando i saldi dei giocatori bloccati, cosa non infrequente con operatori più piccoli e meno capitalizzati. È un compromesso, non una soluzione.
Quello che è certo è che il mercato italiano del gioco online del 2026 non assomiglia più a quello di dodici mesi fa. La Riforma delle concessioni gioco online di novembre 2025, figlia del D.Lgs. 41/2024, ha cambiato i rapporti di forza in modo probabilmente irreversibile. I giocatori che non si aggiornano rischiano di finire su piattaforme che operano fuori dalle regole italiane senza nemmeno saperlo. E la domanda che rimane aperta è se, tra qualche anno, la concentrazione attuale aprirà la strada a pratiche meno competitive o se i grandi operatori superstiti sceglieranno la trasparenza per conquistare un pubblico che ha appena visto metà del mercato dissolversi in un mese.
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